«Un pezzo di storia mondiale alla nostra frontiera sud». La Val Poschiavo durante la Seconda Guerra mondiale

Adriano Bazzocco


Durate la Seconda guerra mondiale la Valle di Poschiavo assume per la vicinanza al confine nazionale una notevole importanza. In quegli anni d’emergenza economica il contrabbando è praticato con un’intensità straordinaria. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 questo lembo di terra elvetica incuneato nell’Italia diventa l’uscita d’emergenza di ben 1600 profughi civili (politici e ebrei) e numerosi militari. In quegli anni la Valle Poschiavo assiste da vicino al grande dramma della guerra, che oramai lambisce la frontiera, e diventa un crocevia di merci e fuggiaschi dalle origini più disparate.

«Uno sbalzo, un grido, un tonfo!»

La morte nel racconto di Felice Menghini Valetin

Luigi Menghini


Pur tenendo presente quanto la critica letteraria debba considerare ben scissi gli aspetti biografici dell’autore dalla specifica analisi delle opere, è interessante valutare quanto in un testo si possano leggere almeno parzialmente stralci della biografia dell’autore. Nel racconto Valetin, testo poco conosciuto di Felice Menghini, si cerca appunto di evidenziare il rapporto con la morte da parte del narratore e dei personaggi, che si scopre internamente al testo, confrontandolo con gli eventi biografici che hanno segnato la vita dell’autore.

Documenti dell’archivio storico comunale che ricordano il dottore, parroco prevosto don Felice Menghini

Antonio Giuliani


Durante l’archiviazione digitale dei numerosi dossier del Comune, sono venuti a galla piccole testimonianze dell'opera di don Felice Menghini che accennano anche alla quotidianità del sacerdote-scrittore.

Felice Menghini legge Francesco Chiesa

Raffaella Castagnola


Il contributo si sofferma sulla corrispondenza Menghini-Chiesa e sulla lettura critica dell’opera di Chiesa da parte del sacerdote-letterato poschiavino, che privilegia il racconto Il Cristo corrucciato e alcune pagine di Villadorna.

Una questione di fedeltà. Felice Menghini lettore e critico di Valerio Abbondio

Pietro Montorfani


Il 10 gennaio 1945 don Felice Menghini invia alla redazione del «Giornale del Popolo» di Lugano un lungo articolo dedicato alla poesia del ticinese Valerio Abbondio. I rapporti tra i due letterati, segnati dalla comune e convinta adesione alla fede cattolica, sono testimoniati in quei mesi da uno scambio di lettere e di libri tra Poschiavo e il Ticino. Individuando nella categoria della “fedeltà” (alla poesia, al verso e, infine, alla fede stessa) la caratteristica principale della lirica di Abbondio, Menghini ne offre un’interpretazione dinamica e affascinante, utile ancora oggi a chi voglia avvicinare la produzione letteraria del poeta di Ascona.

«Come un condor in gabbia».

Giancarlo Vigorelli e Felice Menghini

Carla Tolomeo


Analizzando le evoluzioni del rapporto tra don Felice Menghini e Giancarlo Vigorelli, il contributo fornisce una chiave di lettura valida per dissolvere gli interrogativi esistenti sul rapporto intercorso tra i due amici letterati.

Letterati di confine: memorie di fatti e luoghi

Carlo Cattaneo


Il fecondo e vivace mondo culturale della Confederazione diede a Piero Chiara, nel periodo dell’internamento 1944-1945, l’opportunità di esprimere e far conoscere le sue potenzialità letterarie. Ne sono prova le numerose collaborazioni a giornali e riviste svizzere e la partecipazione a proposte editoriali come autore e come curatore, impegni che lo scrittore varesino continuò a mantenere fino alla sua scomparsa. Meritano una particolare menzione i due studiosi che, per primi, intuirono le capacità espressive e narrative di Chiara e ne favorirono la loro esplicazione: don Alfredo Leber e don Felice Menghini.

Piero Chiara elzevirista

Mauro Novelli


Uno dei settori più significativi e trascurati dell’attività letteraria di Piero Chiara (1913-1986) è costituito dagli elzeviri destinati ai giornali, prima e dopo il grande successo ottenuto da romanzi come Il piatto piange e I giovedì della signora Giulia. Il contributo si sofferma in particolare su Dolore del tempo, dove Chiara radunò una trentina di pezzi già pubblicati negli anni Cinquanta, venendo a creare un magazzino di temi e ambientazioni al quale attinse per tutta la carriera.

I polizieschi di Scerbanenco degli anni Quaranta e il poliziesco italiano di oggi

Gian Paolo Giudicetti


Questo articolo compara i polizieschi degli anni '40 di Giorgio Scerbanenco con alcuni tra i piú letti polizieschi italiani di oggi, di autori quali Fois, Lucarelli, Camilleri, Piazzese. Il paragone mette in evidenza, per contrasto, le qualità delle opere poliziesche di Scerbanenco, tra cui spiccano fiducia nella razionalità e sobrietà stilistica.

Il mestiere di uomo: meditazioni, delitti e buone maniere nel primo Scerbanenco

Jane Dunnett


Dopo aver richiamato le circostanze che indussero Scerbanenco a cercare rifugio in Svizzera nel settembre del ’43 e le difficoltà fisiche e morali che caratterizzarono i primi mesi del suo esilio, alleviate dall’amicizia con don Menghini, il lavoro si propone di mettere a confronto le riflessioni sulla natura umana elaborate da Scerbanenco durante tale periodo e ora raccolte in Il mestiere di uomo, con le tematiche presenti nella serie di romanzi polizieschi da lui pubblicati all’inizio degli anni quaranta e che hanno come protagonista Arthur Jelling, un detective anomalo caratterizzato da uno spiccato senso morale basato sull’idealismo, sulla delicatezza e sul rispetto altrui. Con le sue buone maniere, il suo rifiuto della prepotenza, il suo profondo senso di giustizia, Jelling incarna un tipo di investigatore anti-eroico, in netto contrasto con la retorica dell’epoca.

Scerbanenco: la guerra nel cuore

Paolo Lagazzi


L'intervento ripercorre le opere prodotte da Giorgio Scerbanenco durante l’“esilio” svizzero tra il settembre 1943 e il maggio 1945: i romanzi (Non rimanere soli, Tecla e Rosellina, Annalisa e il passaggio a livello, Lupa in convento, Il cavallo venduto) e gli articoli del Mestiere di uomo usciti a puntate sul «Grigione Italiano»; ma anche le lettere a don Felice Menghini raccolte da Andrea Paganini. Attraverso questa ricognizione l'autore tenta di mettere a fuoco un capitolo cruciale della storia dello scrittore italo-russo, un momento che avrà ripercussioni decisive sul resto della sua parabola creativa.

Il bello della poesia religiosa. Analisi di tre Poemetti sacri di Felice Menghini

Maria Chiara Janner


Le poesie liturgiche e religiose scritte da Felice Menghini negli anni 1944 e seguenti, destinate a una pubblicazione in volume con il titolo di Poemetti sacri, meritano di essere riscoperte attraverso un approfondito studio critico. Il contributo propone un’analisi poetica dei tre poemetti ripubblicati nell’antologia postuma del 1977, testimoni di una raggiunta maturazione artistica del poeta di Poschiavo.

Prose inedite di Felice Menghini

Andrea Paganini


Pur essendo trascorsi più di sessant'anni dalla tragica e improvvisa morte di Felice Menghini, sono ancora numerosi i suoi scritti rimasti finora inediti o sconosciuti, molti dei quali meriterebbero di essere portati alla luce e valorizzati. In questo contributo si presentano prose di tre generi diversi di cui la critica, pur conoscendone l'esistenza, non si era mai occupata in precedenza: il diario personale, il romanzo Parrocchia di campagna e alcuni brani di narrativa "autobiografica".

Don Felice Menghini e gli altri letterati poschiavini

Massimo Lardi


In questo saggio si presenta solo una parte dei corrispondenti poschiavini di don Felice. Non si tratta di carteggi eccezionali come quelli di Chiara, Vigorelli, Scerbanenco e altri, tuttavia sono di un certo interesse per approfondire la conoscenza del nostro maggior poeta e di tanti personaggi che hanno avuto un ruolo non indifferente nella nostra cultura locale, e che è giusto non dimenticare. Fra questi spiccano in particolare gli scrittori Lorenzo Pescio, Valentino Lardi, Achille Bassi, Riccardo Tognina, Pia Compagnoni e Paolo Gir, nonché gli operatori culturali Romerio Zala, Benedetto Raselli e Bernardo Zanetti.

Esuli della seconda guerra mondiale in corrispondenza con don Felice Menghini (1943-1947)

Vanessa Giannò


Don Felice Menghini (1909-1947) visse la frontiera come occasione di incontro e di dialogo tra le due culture, quella svizzera e quella italiana, dai tempi della sua formazione sacerdotale e universitaria al momento del suo incarico di prevosto a Poschiavo, contraddistinto durante la Guerra dall'impegno in favore dei perseguitati politici, razziali e civili. L’analisi di una sessantina di lettere conservate presso il neo-costituito Archivio “L’ora d’oro” (Poschiavo) manifesta il ruolo che egli svolse, come altri sacerdoti di tutta la Svizzera, nel vasto réseau dell’accoglienza.


 

Recensioni e commenti

  1. Punti elencoAndrea Paganini, "L'ora d'oro"... ora, la vecchia collana e la nuova casa editrice.

  2. Punti elenco[M.C.], È di nuovo "L'ora d'oro", la bellezza del presente, in «Giornale del Popolo», 19 agosto 2009.

  3. Punti elencoAndrea Paganini, Die «goldene Stunde» von Felice Menghini, in «Bündner Tagblatt», 18 settembre 2009.

  4. Punti elencoPaolo Ciocco, Intervista ad Andrea Paganini sulla collana "L'ora d'oro", in «Voci del Grigioni italiano», 18 settembre 2009 (dal minuto 22).

  5. Punti elencoNel centenario dalla nascita rinasce "L'ora d'oro" di Felice Menghini, in «La Regione Ticino», 23 settembre 2009.

  6. Punti elencoRemo Tosio, È rinata la collana "L'ora d'oro" di don Felice Menghini, in «Il Grigione Italiano», 24 settembre 2009.

  7. Punti elencoAlessandra Jochum-Siccardi, Torna l'ora d'oro di Felice Menghini, in «Il Bernina», 25 settembre 2009.

  8. Punti elencoTindaro Gatani, L'ora d'oro di Felice Menghini, in «Corriere degli Italiani», 30 settembre 2009.

  9. Punti elenco[Clara Castoldi], "L'ora d'oro" a 100 anni dalla nascita di Menghini, in abriga.it, 4 ottobre 2009.

  10. Punti elencoC.C., Poschiavo dedica un libro al grande Felice Menghini, in «La Provincia di Sondrio», 13 ottobre 2009.

  11. Punti elencoFranco Pool, L'ora d'oro di Felice Menghini, in «Il Grigione Italiano», 22 ottobre 2009.

  12. Punti elencoMichele Fazioli, Voci catturate, un centenario, una collana, in «Festa mobile», RSI, 24 ottobre 2009 (dal minuto 17).

  13. Punti elencoAntonio Airò, Il prete e le penne dei rifugiati, in «Avvenire», 7 novembre 2009.

  14. Punti elencoFranco Pool, "L'ora d'oro" di un sacerdote montano e di un irripetibile cenacolo intellettuale, in «Giornale del Popolo», 21 novembre 2009.

  15. Punti elencoPaola Carcano, L'ora d'oro di Felice Menghini. Il suo tempo, la sua opera, i suoi amici scrittori, a cura di Andrea Paganini, in «Quaderni grigionitaliani», LXXVIII, 4, dicembre 2009, p. 455.

  16. Punti elencoL'ora d'oro di Felice Menghini, a cura di Andrea Paganini, in «Legger...TI», 17, dicembre 2009-maggio 2010, p. 32.

  17. Punti elencoMatteo Airaghi, Felice Menghini tra Poschiavo e il mondo, in «Corriere del Ticino», 5 dicembre 2009.

  18. Punti elencoSergio Raselli, Menghini e l'ora d'oro della letteratura, in «Svizzera e dintorni», RSI, 21 dicembre 2009.

  19. Punti elencoSimone Pellicioli, La collana letteraria "L'ora d'oro" risplende di nuova vita, in «Almanacco del Grigioni Italiano», 2010, pp. 23-25.

  20. Punti elencoGiovanni Casoli, A proposito di letteratura vera, in «Città nuova», 2 febbraio 2010.

  21. Punti elencoL'ora d'oro di Poschiavo a Furbo chi legge, Rossana Maspero intervista Andrea Paganini e Massimo Lardi, RSI, 19 febbraio 2010.

  22. Punti elencoClaudio Angelini, "L'ora d'oro di Felice Menghini" a cura di Andrea Paganini, in «Sìlarus», 268, L, marzo-aprile 2010, pp. 28-31; poi anche in «Tempo di cultura», luglio 2010, pp. 8-9 e in «Corus», IV (2010), 14, pp. 52-53.

  23. Punti elencoSara Riboni, L'ora d'oro di Felice Menghini (...), in «Almanacco Bibliografico», 14, giugno 2010, pp. 30-31.

  24. Punti elencoAS, I primi tre volumi dell'Ora d'oro, in «Risveglio», CXV, 3, 2010, p. 24.

  25. Punti elencoLia Fava Guzzetta, «L'ora d'oro» di Felice Menghini, singolare figura di sacerdote letterato  durante l'esilio di scrittori italiani in Svizzera, in «Studium», CVIII, 2, marzo/aprile 2012, pp. 305-314.

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